Montecorice tra architetture gentilizie e rurali

Entrare in questo territorio per farne la conoscenza è come guardare a un dipinto di Caravaggio e restarne catturati tra chiari e scuri, vicoli bui e silenziosi, volti di gente quasi sempre schiva e riservata ma anche gentile e sorridente, all'occorrenza pronta a consigliare o dare indicazioni, da cui a un tratto si genera una magia di luce. Accettare di compiere un percorso interiore, alla ricerca di emozioni sopite o racchiuse, simili ad alcune delle case abbandonate e cadenti, prezioso scrigno in cui ritrovare un dolce passato e nuove inattese verità, come il profumo improvviso di fiori selvatici che resta per sempre impresso nella memoria.
Montecorice e il Cilento, meta di un turismo che vuol tornare a essere autentico, attraverso cui scoprire la realtà con le sue mille contraddizioni, storia di una piccola-grande Italia, di bellezze dimenticate e persone comuni, un viaggio del cuore.

La civiltà dei paesi significava che c’era un macellaio… e un farmacista… e un prete.. e chi stava in campagna era uno di fuori. [...] Un luogo ti dava un ghigno inconfondibile e lo sentivi quando andavi altrove, sentivi che erano diversi, che tu eri diverso. Allora si chiedeva alle persone 'da dove vieni?', adesso questa domanda ha perso senso. Si viene tutti dallo stesso posto, dalla stessa città invisibile.” (Franco Arminio - Terracarne 2011)